venerdì 25 maggio 2012

CARBOIDRATI RAFFINATI SE LI CONOSCI LI EVITI

Pasta, pane, biscotti e cornflakes.
Probabilmente questi sono alcuni dei carboidrati che non mancano mai sulla vostra tavola. Fortunatamente però il regno vegetale ci offre anche legumi, ortaggi e frutta.
I primi sono prodotti farinacei elaborati dall’uomo attraverso la lavorazione dei cereali, i secondi ce li offre madre natura. In entrambi i casi è importante capire la differenza in termini salutari tra cosa ci conviene mangiare e cosa invece dovremmo evitare.
Iniziamo dicendo che i cereali dovrebbero coprire per un buon 55% il nostro fabbisogno energetico giornaliero, il 30% spetta ai grassi e il restante 15% alle proteine.
Ma quali cereali dovremmo mangiare?
Innanzitutto attenti ai finti cereali da colazione, i famigerati cornflakes.
Attraverso pubblicità mirate e studiate a tavolino, sono riusciti a far credere che i cornflakes siano sinonimo di una colazione salutare, nutriente ed equilibrata e per di più dicono servano anche a mantenersi in forma. Ma le cose non stanno così.
Se leggessimo le etichette di ciò che compriamo, ci renderemmo conto che i semplici cornflakes vengono accompagnati nel migliore dei casi da zucchero (bianco), estratto di malto d’orzo (il cui potere dolcificante è leggermente minore del saccarosio), sale e una serie di vitamine sintetiche
Doppia dose di zucchero sotto forma di distinte versioni. 
Eppure se per mantenere la linea, ma più in generale per una questione di salute, la prima cosa da eliminare dalla nostra alimentazione è proprio lo zucchero, perché ce lo ritroviamo un po’ dovunque? 
Ma soprattutto, se la Commissione Codex Alimentarius ( istituita dalla FAO e dalla OMS, tra i cui scopi c’è la tutela dei consumatori) ha già stabilito, tanto per citare un esempio, che i succhi di frutta non potranno più avere zuccheri aggiunti, perché invece continuare ad aggregarli ai cereali? La risposta sembra alquanto ovvia. 
Senza l’aggiunta degli zuccheri, i cereali venduti nei supermercati non li comprerebbe più nessuno. Per non parlare poi della presenza del sale e delle vitamine sintetiche di cui va presa in considerazione non solo la scarsa biodisponibilità rispetto a quelle naturali, ma in alcuni casi anche la loro dannosità. Non basta, infatti, cercare di ricreare la stessa struttura molecolare di una vitamina naturale sperando che sia altrettanto funzionale. E’ la sinergia tra i diversi elementi che fa la differenza. 
Per quanto riguarda i biscotti, ( la marca è indifferente, ciò che conta è che li compriate al supermercato) leggendo le etichette, possiamo trovarci sciroppo di glucosio, (una soluzione acquosa concentrata ottenuta industrialmente dalla lavorazione dell’amido del mais, più economico e facile da trasportare in quanto liquido), panna, burro, grasso idrogenato e non, agenti lievitanti ed aromi chimici
                                                             Grasso Idrogenato 
Tutti ingredienti chiamiamoli secondari, che diventano però i principali responsabili dei chili di troppo e delle malattie metaboliche. Di quest’argomento ci occuperemo nello specifico quando parleremo di quanto siano dannosi per il nostro organismo lo zucchero, i grassi idrogenati e tutti gli additivi utilizzati.
Se poi questi cereali e questi biscotti li mangiamo inzuppandoli nel latte, rien ne va plus. Scardinare il mito del latte come alimento basico della nostra alimentazione richiede una serie di chiarimenti e riflessioni, che meritano anch’essi, di essere trattati in un unico ed esaustivo articolo.
E adesso vi domanderete come fare colazione?
Un’ ipotesi valida, potrebbe essere costituita dai cereali integrali, come fiocchi di orzo, di avena, farro, segale, spelta e frumento. Oppure vero pane integrale e marmellata, l’importante è che quest’ultima non sia industriale. 
Il latte vaccino lo possiamo sostituire con latte di riso o di mandorla, per esempio.
Ma ritorniamo ai cereali integrali.
Per capire la loro importanza, bisogna comprendere quanto le fibre alimentari siano beneficiose per il nostro organismo. Da un lato favoriscono il senso di sazietà, in quanto assorbendo l’acqua fanno aumentare il volume del contenuto intestinale, dall’altro facilitano la peristalsi intestinale. Combattono quindi la stitichezza e migliorano la flora batterica in quanto la loro assunzione giornaliera fa si che le sostanze nocive presenti nel canale digerente vengano inglobate e quindi successivamente eliminate. 
Ma i vantaggi non finiscono qui.
Il loro utilizzo viene associato alla diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari. Le fibre, infatti, interferiscono nell’assorbimento dei glucidi e dei lipidi riducendo i livelli di colesterolo nel sangue.
Diminuisce il rischio di diabete poiché favoriscono la riduzione del glucosio nel sangue e allo stesso tempo evitano i cosiddetti sbalzi glicemici in quanto ne regolano e ne rallentano l’assorbimento.
Si riduce il rischio di cancro colorettale, in quanto danno luogo a un transito intestinale accelerato, diminuendo il tempo di contatto della mucosa con eventuali carcinogeni.
L’importante è capire che i benefici dei cereali integrali sono associati al consumo di tutte le loro sostanze nutritive. Tali nutrienti se consumati insieme, hanno un effetto sinergico sulla nostra salute. Non vale quindi, come fanno molti, raffinare un prodotto per questioni economiche e poi aggiungervi la crusca solo perché la normativa vigente consente di farlo. 
Quindi possiamo individuare l’origine del problema nella raffinazione delle farine.
Quella che generalmente si utilizza per la produzione di pasta, pane, pizza, biscotti e tutti i loro sotto prodotti è farina raffinata. E’ la farina 00, il cui utilizzo risponde alla logica del profitto, in quanto, mentre dopo alcuni mesi la farina integrale va a male, quella raffinata si conserva decisamente più a lungo. Inoltre grazie al loro impiego, i prodotti da forno che la contengono hanno una consistenza decisamente più soffice.
Quindi se tanto mi da tanto, perché utilizzare quella integrale?
Andiamo dritti al grano.
]Il chicco di grano è costituito dalla crusca, che costituisce la parte più esterna e ricca di fibre, dal germe interno, ricco di micronutrienti, e dall'endosperma, ricco di amido. 
La crusca e l’embrione essendo facilmente deperibili, rendevano la farina ed i prodotti derivati altrettanto deteriorabili, ragion per cui l’industria alimentare optò per la raffinazione della farina in questione. Purtroppo, così facendo sono venute meno fibre, vitamine e una serie di minerali fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo. 
Di qui l'importanza di consumare alimenti il meno raffinati possibile. La farina 00, come tutti i prodotti raffinati, provoca come abbiamo visto, un aumento della glicemia e il conseguente incremento dell'insulina, fenomeno che nel tempo porta ad un accumulo dei grassi.
E’ ormai chiaro che non tutti carboidrati sono uguali e potendo scegliere dovremmo dunque optare per i cereali integrali. Bisogna solo riabituare il palato ormai assuefatto e capire che per l’industria alimentare siamo solo acquirenti, marionette che si aggirano tra gli scaffali dei supermercati.
[Image]Passiamo al pane. La prima cosa da fare è evitare di comprarlo negli ipermercati e supermercati perché non ha nulla a che fare con quel prodotto semplice, sano e naturale, a base di farina integrale, acqua e lievito di una volta. In ogni caso leggete sempre le etichette di ciò che comprate.
Forse non tutti sanno che un quarto del pane confezionato venduto nei nostri supermercati proviene dai Paesi dell'est, in particolare dalla Romania.
E’ precotto, surgelato, riscaldato e costa meno della metà di quello italiano.In Italia, però non essendoci l'obbligo di fornire sull'etichetta del pane la provenienza del prodotto, il consumatore non sa che quello che compra non è un prodotto italiano. 
La bontà del pane di una volta è data dalla qualità del prodotto base, dalla farina e dalla sua macinazione, dall’acqua e dalla lievitazione naturale e infine dalla cottura.
Purtroppo al giorno d'oggi esistono in commercio semi lavorati e additivi chimici che permettono, con la sola aggiunta di acqua, di ottenere qualsiasi tipo di prodotto da forno. 
Sono prodotti a base di stabilizzanti ed emulsionanti, con la caratteristica di durare a lungo rispetto ad un prodotto naturale, grazie ai conservanti di cui sono composti. 
In definitiva dovremmo evitare quanto più possibile di comprare nei supermercati e capire che essere consapevoli di ciò che mangiamo ha realmente un ‘importanza decisiva per la nostra salute.

venerdì 30 marzo 2012

La nutrizione dell’uomo


La nutrizione dell’uomo dipende, dunque, dalla sua alimentazione e sebbene ognuno si alimenti a seconda dei propri gusti ed in base ad abitudini che gli vengono inculcate sin da piccolo, c'è solo una forma di nutrire il proprio corpo.


Possiamo parlare si ricette, di piatti tipici, di primi piatti, di carne, di dolci e contorni, ma non va dimenticato che non sono gli alimenti in quanto tali ad essere importanti, quanto i nutrienti in essi contenuti che verranno utilizzati dal nostro organismo con la finalità di fornire l’energia necessaria per il mantenimento delle funzioni vitali e per le attività corporee quotidiane, per la crescita e la riparazione dei tessuti e per regolare le reazioni metaboliche.Quando ingeriamo gli alimenti, non parliamo più di alimentazione ma di nutrizione.
Possiamo classificarli in macronutrienti e micronutrienti in funzione delle quantità di cui ha bisogno il nostro organismo per poter funzionare correttamente e quindi grandi quantità per i primi e piccole per i secondi, ma anche in essenziali e non essenziali, a seconda se l’organismo sia capace di sintetizzarli o debba assumerli dall’esterno.
I macronutrienti si distinguono in glucidi o carboidrati, proteine e grassi. I micronutrienti, invece, si distinguono in minerali e vitamine.
L’ acqua, merita un discorso a parte, visto e considerato che è presente nel nostro corpo in un buon 70% e le cui funzioni sono tanto importanti quanto poco note.
Quando all'organismo manca uno di questi nutrienti possiamo trovarci in presenza di carenze che possono essere temporanee o perdurare nel tempo, arrivando in alcuni casi ad essere più o meno gravi. Le carenze possono anche provocare disturbi specifici e prevedibili, visto che ogni nutriente possiede uno o più ruoli nel nostro organismo.
La carenza di vitamina C, per esempio, provoca lo scorbuto, o quella di vitamina B6 può alterare il nostro sistema nervoso, renderci irritabili e portare in alcuni casi alla depressione.
Purtroppo in occidente ci si ammala non solo in seguito a malattie dovute a deficit nutrizionali, ma anche e molto spesso dovute agli eccessi, perché in realtà mangiamo molto di più del nostro reale fabbisogno quotidiano.
La medaglia ha sempre un suo rovescio.
In un mondo in cui ogni otto secondi un bambino muore di fame, noi dobbiamo solo aprire il frigorifero per mangiare.
Il prezzo che paghiamo per aver avuto questa fortuna (?) è che i cibi sono diventati molto più calorici e molto meno nutritivi.
Credo sia realmente importante capire quanto siamo responsabili del nostro stato di salute e che le lunghe scadenze, i cibi preconfezionati o i preparati istantanei non ci sono d’aiuto.
Abbiamo regalato il nostro tempo ai padroni dell’industria alimentare e quel poco che ci rimane lo utilizziamo per fare la spesa in un supermercato, o peggio ancora in un ipermercato dove i cibi sono privi di vita. Non c’è energia vitale in un prodotto che compriamo oggi e che scadrà fra tre mesi. E’ evidente che quando un alimento viene raffinato perde le sue proprietà.
E sono proprio gli alimenti raffinati, come i cereali, l’olio e lo zucchero, a costituire la base della dieta tipo della maggior parte delle persone. Un dato di fatto, questo, da non sottovalutare in quanto questi alimenti privano l'organismo di sostanze fondamentali in modo reiterato.
Per capire meglio come siamo passati da un’ alimentazione sana ad una responsabile del nostro stato di non-salute, basta dare uno sguardo al passato.
La nostra specie ebbe origine nella savana africana quasi duecento mila anni fa.
I nostri antepassati erano nomadi, raccoglitori e cacciatori. Ciò significa che tutti i giorni camminavano per procurarsi da mangiare. Si alimentavano essenzialmente di verdure, germogli, bacche, frutta, semi e carne. Ovviamente erano tutti alimenti ricchi di nutrienti in virtù della fertilità dei terreni e la carne era magra perché gli animali erano selvaggi.
Nel passaggio dalla preistoria alla storia l'alimentazione dell'uomo subì un cambio . Fu cosi che i nomadi, raccoglitori e cacciatori vennero sostituiti dagli agricoltori e allevatori sedentari. La carne incominciò ad essere più grassa, in quanto gli animali domestici erano evidentemente più sedentari rispetto a quelli selvaggi, le verdure e i germogli lasciarono il posto al grano e si incominciarono a consumare i derivati del latte di capre e vacche.
Con l'arrivo della rivoluzione industriale e la nascita dell'industria alimentare moderna abbiamo letteralmente acquisito una dipendenza per gli alimenti elaborati e raffinati. Il passaggio dai mercati ai supermercati, d'altronde, non è altro che il triste testimone di questo cambio, in cui abbiamo deciso di sacrificare la genuinità in favore della lunga scadenza. Cambi che aumentano man mano che ci avviciniamo alla dieta attuale. E’ sotto gli occhi di tutti che il consumo di cereali raffinati, di carne, di latte e latticini, è aumentato a discapito dei semi, verdure e ortaggi freschi.
Dunque possiamo dire che gli uomini hanno vissuto per 100.000 generazioni come cacciatori-raccoglitori. Dall’inizio della rivoluzione industriale sono trascorse solo 10 generazioni. E solo 2, le ultime, sono cresciute con i fast food. Eppure geneticamente le cose non sono cambiate, siamo gli stessi da quasi duecentomila anni. I nostri geni non sono cambiati.
Le nostre abitudini alimentari, si. Possiamo dire che i cambi nella nostra dieta sono avvenuti troppo in fretta ed i nostri geni non si sono ancora adattati.
La nostra evoluzione è avvenuta in un periodo di scarsezza di alimenti ed è stata caratterizzata dal conseguente sforzo per ottenerli. Per contro, nel mondo attuale il cibo abbonda e il consumo energetico per procurarseli è decisamente irrisorio. Penso sia sotto gli occhi di tutti che l’esserci allontanati troppo da quella che era l’alimentazione a cui eravamo geneticamente predisposti ha influito notevolmente sulla nostra salute, dando origine alle cosiddette malattie degenerative.
Oggi non si muore più di morte naturale, siamo così abituati a vivere con allergie, emicranie, diabete, ipertensione e osteoporosi che siamo convinti che sia normale arrivare ad una certa età e perdere la salute. Ritengo, invece, che si tratti di sintomi evidenti che ci avvisano che qualcosa nel nostro corpo no va, e noi invece di cercare di capire perché si diventa diabetici, per esempio, pensiamo bene di affidare la nostra salute ad un farmaco, senza sapere che la iatrogenia è una delle principali cause di morte.



mercoledì 7 marzo 2012

Alimentarsi per nutrirsi

La passione per l’ alimentazione è nata circa 6 anni fa, quando a causa di problemi di salute, mi sono interessata per un qualcosa di così ovvio com’è il cibo ma al tempo stesso così poco diffusa come può essere la conoscenza di ciò che ingeriamo.
Alla curiosità iniziale sono seguiti studi e tanta lettura.
Da questa passione è nata l'idea del blog, la cui unica pretesa, nel caso ce ne fosse una, è quella di regalare la consapevolezza dell’importanza di ciò che mangiamo,
quella di far sì che il binomio alimentazione-salute abbia il peso e l’importanza che dovrebbe, in una società in cui si è persa di vista la dimensione olistica dell’uomo e della sua integrazione con la natura a favore della non cultura del cosiddetto fast food.


Mangiare è uno degli atti più importanti e vitali che realizziamo quotidianamente. Nonostante ciò la maggior parte delle volte, perde quest'importanza intrinseca per trasformarsi in un semplice atto abitudinario, precipitato e incosciente.
E allora c'è chi mangia tanto per mangiare magari guardando la televisione, c'è chi mangia di fretta o in piedi e chi lo fa pensando che una cosa vale l’altra. Il comune denominatore in tutti questi casi è che difficilmente si presta attenzione a ciò che si sta mangiando.
Il come e quando ci alimentiamo viene determinato da alcuni aspetti fondamentali, tra cui citerei senza dubbio la disponibilità degli alimenti nel mercato, il potere d'acquisto e la cultura alimentare.
Tralasciamo i primi due in quanto ovvi, mi soffermerei piuttosto sul terzo aspetto.
Quando parliamo di cultura alimentare facciamo riferimento in particolar modo al fattore psicologico e al concetto di tradizione, per questo mangiamo ciò che più ci piace e preferiamo quegli alimenti a cui siamo abituati per consuetudini familiari. Se sin da piccoli i nostri genitori ci hanno abituato a mangiare merendine già confezionate e a bere bibite zuccherate, con ogni probabilità daremo per scontato che queste abitudini siano sane, nel senso lato del termine.
Le considereremo, dunque, abitudini assodate in quanto mamma e papà ce le hanno insegnate e non metteremo in discussione la loro genuinità. E' l'abitudine ad essere considerata sana, non la merendina in sé. E’ un escamotage, quello del tramandare ( in questo caso parliamo dei saperi culinari e delle conoscenze alimentari), che si utilizza per non dubitare di quello che ci viene detto e insegnato. Un piccolo esempio a me caro: se sin da piccolo ti fanno bere il latte di mucca perché ti dicono che contiene calcio e fa bene alle ossa, tu lo bevi e con ogni probabilità insegnerai a tuo figlio che bisogna bere il latte vaccino perché fa bene. E’ proprio questo l'ostacolo più difficile da sormontare quando si parla di alimentazione sana ed equilibrata, è il riuscire a cambiare le abitudini alimentari che ci portiamo dietro. Smontare certe verità è tanto più difficile quanto più ignoranti siamo al rispetto di qualcosa. Abituarsi a mangiare determinati cibi, a fare qualcosa, a credere in qualcosa implica apatia nel mettere in discussione ciò che si crede ovvio.
Se a queste abitudini aggiungiamo i falsi miti creati dalle manipolazioni pubblicitarie che hanno contribuito a creare nella nostra mente svariati concetti erronei, allora il gioco è fatto.
Quest’argomento sarà al centro di questa incursione nel mondo dell’alimentazione.
Ritornando alla nutrizione non possiamo dimenticare la dimensione psichica e sociale del cibo : mangiare è un vero e proprio piacere, che va ben oltre il semplice atto di ingerire alimenti. E' un qualcosa di rituale e simbolico. Per questo ci sono cibi che erroneamente premiano, cibi da mangiare nei giorni di festa o tutti i giorni, cibi popolari oppure quelli che solo le tasche dei più abbienti possono permettersi. Spesso il semplice quanto impercettibile odore di un cibo ci può portare indietro negli anni e il solo pensiero di quello che mangeremo può farci venire l’acquolina in bocca.
Ci riuniamo per mangiare, ma possiamo anche rifocillarci, consumare uno snack, spiluccare qualcosina, gustare un dolce, assaporare, rimpinzarci, far fuori, deglutire, saziarci, sfamarci, abbuffarci. Mille modi di compiere un solo atto.
Ma al di là di tutto ciò, quello che ci rimane dopo aver mangiato è ciò che realmente ci dovrebbe interessare visto che la nostra salute psico fisica dipende anche da come ci cibiamo. O per essere più precisi dipende dai nutrienti che possiedono i cibi che ingeriamo.